Perché mi candido a Rettore di Unimore

Carissime e Carissimi,

con questa lettera vi presento la mia candidatura a Rettore di Unimore.

La passione con cui ho sempre vissuto il mio lavoro mi porta ad avere un desiderio, quello di costruire il futuro del nostro Ateneo innovando in didattica, ricerca, terza missione: in altre parole, MoReFuture. Una tale innovazione è possibile in modo partecipato e condiviso, cioè creando equilibri che, in un Ateneo multidisciplinare come il nostro, devono nascere attraverso la consapevolezza delle differenze e l’ascolto delle diverse realtà, per poi giungere ad elaborare linee strategiche e a definire obiettivi utili per la crescita dell’intero Ateneo, nella consapevolezza che il quadro di riferimento nazionale e internazionale vede addensarsi difficoltà di varia natura, di fronte alle quali sarà necessario attivarsi per aumentare le entrate in varie direzioni (quota premiale Fondi Finanziamento Ordinari, bandi competitivi, sponsorizzazioni dal territorio, contratti conto terzi ecc.) e a favore dell’intero Ateneo, senza alcuna distinzione di sede o disciplinare.

Dieci anni come Direttore di Dipartimento (due anni al DIASS del Politecnico di Bari; due anni al DIMeC di Unimore pre-Gelmini, sei anni al DIEF post-Gelmini), la Presidenza della Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia, la Presidenza di una charity inglese  SCAR (Scientific Committee on Antarctic Research) Geosciences (Standing Group delle Geosciences), la Direzione del Journal Applied Geomatics (ed. Springer) hanno accresciuto la mia esperienza nella gestione e nella direzione di strutture complesse, nazionali ed internazionali. Inoltre l’incarico di Delegato Unimore per l’Internazionalizzazione (per sei anni) mi ha permesso di conoscere in modo trasversale la realtà del nostro Ateneo, allo scopo di perseguire obiettivi comuni, venendo, peraltro a contatto con i singoli dipartimenti ed imparando, quindi, a conoscerne peculiarità, potenzialità, criticità. Sulla pluralità di queste esperienze complesse di direzione e coordinamento si fonda la mia candidatura a Rettore di Unimore poiché vorrei essere portatore di uno stile di leadership caratterizzato:

  • dalla capacità di comprendere le esigenze provenienti dalle diverse aree;
  • dalla volontà di promuovere un Ateneo concepito maniera unitaria, pur nella sua peculiare distribuzione su campus e città differenti;
  • dalla volontà di creare occasioni di sviluppo per i diversi dipartimenti che compongono Unimore e per i variegati settori di ricerca che rappresentano una imprescindibile ricchezza per lo sviluppo futuro.

Pensando al programma elettorale, su cui dialogo con tutto l’Ateneo da un anno e mezzo, ho constatato che spesso si ripetono alcuni concetti, riassumibili in tre “parole chiave”: programmazione, sostenibilità e rispetto delle differenze.

La capacità di programmare dimostra la conoscenza della propria storia, la consapevolezza di quello che si è, di quello che si sa fare e di sapere progettare il futuro. La programmazione delle attività deve fondarsi su una solida conoscenza della storia e della struttura dell’Ateneo, in vista di una progettazione del futuro in grado di affrontare le sfide del nostro tempo. Per questo motivo la programmazione è necessaria a qualsiasi livello dell’Ateneo, per diventare il criterio di valutazione in grado di guidare valorizzazione e incentivazione in tutti gli ambiti. Un Ateneo che chiede a tutti di programmare le proprie attività è un Ateneo che imposta un’azione politica altamente democratica, in quanto crea condizioni di uguaglianza e di pari opportunità fondate su criteri trasparenti e in un’ottica di premialità.

La sostenibilità è un criterio guida per tutte le attività dell’Ateneo, perché rappresenta la corretta sintesi tra le azioni strategiche e la valutazione della possibilità di realizzarle. Permette di tracciare scenari di innovazione che, tuttavia, risultano realmente perseguibili. L’integrazione tra piani e strategie, la razionalità degli obiettivi, la fattibilità gestionale, amministrativa ed economico-finanziaria sono preliminari rispetto a ogni nostra azione. Inoltre, le azioni legate alla Qualità devono essere garantite nella loro funzione autoriflessiva e di analisi critica, ma devono essere sostenibili e compatibili con tutte le altre azioni che caratterizzano la vita del personale di Unimore.

Il rispetto delle differenze è prima di tutto il rispetto degli individui e dei ruoli del personale dell’Ateneo, condizione fondamentale per creare un ambiente di lavoro gradevole, collaborativo ed inclusivo, in grado di accrescere le motivazioni di tutte e tutti: in quest’ottica, competizione e collaborazione devono trovare un giusto equilibrio, capace di favorire la produttività delle strutture e dei singoli. Per costruire il futuro in un ateneo multidisciplinare come il nostro, è fondamentale la consapevolezza ed il rispetto delle differenze tra le tante aree e i diversi settori e l’ascolto delle diverse esigenze: solo su questa base è possibile creare equilibri e prospettive di sviluppo che mirino a comporre progetti trasversali e di dialogo tra le discipline, trasformando le diversità in opportunità di crescita, così da valorizzare le reciproche competenze in progetti integrati e plurali.

Per realizzare una visione dell’Ateneo proiettata nel futuro, è necessario definire sia strategie di innovazione e sviluppo interne all’Ateneo, sia strategie volte alla nostra collocazione esterna (regionale, nazionale e internazionale). La strategia interna prevede un lavoro di potenziamento reciprocamente collaborativo di Didattica, Ricerca e Terza Missione. Oggi un ateneo italiano non può permettersi di fare scelte sbilanciate tra queste tre azioni: sappiamo infatti che il Ministero (con percentuali aggiuntive di FFO) attribuisce un’importante premialità sulla base delle tre missioni. Inoltre, il tessuto sociale, economico ed imprenditoriale, nonché le famiglie e gli studenti prediligono una Università che si muove perseguendo egualmente le tre missioni. In funzione dei tempi si potranno definire priorità di azione ma senza uno sbilanciamento evidente tra le tre missioni universitarie, che perseguiremo con intensità, al fine di garantire:

  • una ricerca avanzata;
  • una didattica all’avanguardia, permeata dai sopraccitati risultati innovativi ottenuti nella ricerca;
  • risultati innovativi che verranno, peraltro, trasferiti alle imprese ed agli enti pubblici del territorio, favorendo un accesso sempre maggiore degli studenti/esse, quindi dei futuri occupati, alle occasioni di sviluppo e crescita.

In relazione alle strategie verso l’esterno, occorre innanzitutto sviluppare un elevato grado di centralità e autorevolezza, in modo che Unimore venga percepita come un attore fondamentale del territorio locale, regionale e nazionale. I Comuni di Modena e Reggio Emilia e i loro colleghi dei Comuni delle due Province in primis, il Comune di Mantova le associazioni di categoria, gli Enti pubblici e soggetti privati devono essere consapevoli del ruolo e dell’importanza dell’Università per promuovere uno sviluppo congiunto in cui emergano:

  • le occasioni di crescita formative offerte dall’Ateneo;
  • le opportunità di accoglienza del territorio;
  • le proposte lavorative offerte da Enti pubblici e Privati in aree caratterizzate da una elevata richiesta di figure di alto profilo, alla cui preparazione Unimore partecipa anche grazie allo scambio continuo con il territorio attraverso i Comitati di indirizzo dei cari corsi di laurea e laurea magistrale.

Modena e Reggio Emilia devono diventare sempre più città universitarie, in modo da cogliere l’importanza formativa, culturale e socio-economica della presenza di studenti e studentesse in un tessuto che viene vivificato dalla loro presenza e freschezza. Il Rettore rappresenta oggi più di 26.000 studenti (con le rispettive famiglie): è questo un dato fondamentale con il quale tutti gli attori locali e regionali (in primis la Regione Emilia-Romagna e l’ASL) devono fare i conti nello sviluppo delle loro politiche di governo, per esempio riguardo alla gestione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e alle politiche abitative per studenti e studentesse. Una tale autorevolezza sarà sempre più necessaria perché è solo in questo modo che Unimore potrà incrementare le proprie fonti di finanziamento pubbliche e private (al netto dei bandi nazionali ed europei), soprattutto in un periodo di preoccupazioni per le riduzioni di FFO ministeriale. A tale fine, come Rettore mi renderò disponibile a partecipare ai tavoli, in collaborazione con Enti Pubblici e Privati, nonché con le imprese del territorio, per promuovere occasioni di sviluppo integrato cui, peraltro, sto già partecipando attivamente nel mio attuale ruolo di Delegato del rettore per l’Internazionalizzazione, creando reti in cui Unimore è inserita ed in cui rappresenta già un attore strategico per la crescita.

All’incrocio tra strategie interne ed esterne si pone l’attività di internazionalizzazione, che deve svolgersi con azioni specifiche sia sulla didattica (promozione di insegnamenti in lingua inglese, corsi internazionali, attività di mobilità e reclutamento di studenti/esse stranieri ecc.), sia sulla ricerca, per esempio con attività di rete come quella dell’alleanza UNigreen (del resto, le alleanze sono indicate come azione prioritaria nell’ambito della Higher Education a livello europeo e sono raccomandate anche dal MUR). Ma la cultura dell’internazionalizzazione deve essere sviluppata anche all’interno del personale di Unimore, in modo da incrementare le competenze linguistiche, tecniche e culturali che consentano un migliore inserimento dell’Ateneo nei progetti europei, per esempio attraverso un potenziamento della formazione del personale tecnico-amministrativo (sia a livello di base, sia livello specialistico in accordo con i dirigenti della sede centrale e icon  segretari amministrativi di Dipartimento).

Riguardo alla didattica è innanzitutto necessario chiarire la centralità di un obiettivo preliminare: aumentare i servizi e diminuire il costo per la vita degli studenti, che devono essere al centro delle nostre strategie e azioni. Anche attraverso un coinvolgimento attivo degli enti locali, dovrà essere perseguito un incremento del numero degli alloggi e degli spazi di lezione e di studio nelle strutture di Ateneo, oltre che un ampliamento degli orari di apertura delle biblioteche. Sarà necessario inoltre aprire una mensa per studenti e studentesse a Reggio Emilia, cercando di ridurre il costo dei pasti nelle mense convenzionate. Costi minori e servizi migliori, anche nei trasporti, garantirebbero una migliore competitività di Unimore (anche nei confronti delle università telematiche), favorendo un aumento della residenzialità e della frequenza ai corsi, così da migliorare e velocizzare le carriere di studenti e studentesse.

Riguardo alle attività didattiche sarà necessario adottare un approccio sostenibile, valutando con attenzione il numero degli studenti dei corsi di laurea e dei master e programmando le risorse disponibili in maniera allineata alle necessità, permettendo così di perseguire obiettivi benessere e qualità  della vita per docenti e studenti, Inoltre questo consentirebbe ai docenti e ai ricercatori di organizzare al meglio anche le attività di ricerca e terza missione, in un impegno equilibrato tra le varie missioni di Ateneo. Infine, è necessario investire sulla formazione ed aggiornamento dei docenti anche per l’acquisizione di competenze avanzate su strumenti e metodi digitali per la didattica mista e online, alla quale non dovremo rinunciare, ma senza appiattirsi su modalità commerciali o su modelli preconfezionati che scoraggino la partecipazione in presenza.

La ricerca è un ambito strategico per Unimore, visto che pone il problema del posizionamento nazionale e internazionale dell’Ateneo, in un panorama altamente competitivo. In primo luogo saranno incrementate le possibilità di successo in bandi competitivi (regionali, nazionali e internazionali) attraverso il potenziamento del personale amministrativo di supporto a individuazione, stesura, gestione e rendicontazione di progetti di ricerca: su tale personale, specializzato e di profilo elevato, sarà necessario investire con adeguata attenzione strategica, in modo che possa interagire con i diversi attori nazionali e stranieri, pubblici e privati, che mettono a disposizione fondi di ricerca. In quest’ottica, personale specifico sarà dedicato ad azioni quali ERC e FIS, con tecnologi presenti nella sede centrale e nei dipartimenti. Saranno inoltre attuate procedure a supporto di coloro che hanno visto ben valutate le proprie proposte ERC, FIS e simili, pur non essendo stati ammessi/e al finanziamento. Una particolare attenzione sarà dedicata a specifiche azioni di supporto a docenti e ricercatori per migliorare la VQR di Ateneo. Infine, sarà necessario ricalibrare – anche economicamente – il modello dei FAR e la struttura dei dottorati di ricerca, con l’obiettivo di alzare la qualità media della ricerca.

La terza missione è l’insieme delle attività di interazione tra l’Ateneo e il territorio: si tratta di un processo bidirezionale che include anche l’orientamento in ingresso e in uscita nella sua programmazione strategica. Il personale docente e tecnico-amministrativo dovrà essere incentivato a incrementare le convenzioni con enti pubblici e con soggetti privati e a promuovere Contratti Conto Terzi, con la consapevolezza della necessità di attrarre sempre più risorse per le attività dei prossimi anni. Oltre al potenziamento del trasferimento di conoscenze (non solo tecnologiche, ma anche umanistiche), sarà fondamentale valorizzare la proprietà intellettuale sviluppata dai ricercatori Unimore, creando strutture e competenze adeguate a supportarne la tutela, la gestione e l’applicazione. Solo attraverso un approccio strutturato e sistematico sarà possibile garantire un’efficace trasformazione della conoscenza in innovazione, generando un reale impatto sulla società e usufruendo di benefici concreti in Ateneo. La creazione di spin-off e start-up deve inserirsi in un più ampio programma di engagement tra l’Ateneo e gli enti pubblici e privati del territorio, favorendo un ecosistema fertile per la crescita di tutte le discipline. Questa ipotesi di lavoro non è utopistica: il territorio vasto su cui insiste Unimore è ricco di eccellenze sociali, industriali, culturali e scientifiche del tutto integrabili con le conoscenze sviluppate nel nostro Ateneo. Per raggiungere questi obiettivi, sarà essenziale aumentare la flessibilità amministrativa sia a livello centrale che nei dipartimenti e nei centri interdipartimentali. Infine, un aspetto cruciale riguarda la divulgazione scientifica e la comunicazione culturale, che deve essere potenziata coinvolgendo professionisti e utilizzando infrastrutture adeguate, anche a favore del potenziamento dei musei di Unimore. Comunicare efficacemente il valore della ricerca non solo favorisce la sua diffusione, ma contribuisce anche a rafforzare il legame tra l’Ateneo e la società, promuovendo una cultura condivisa della conoscenza.

Un’attenzione particolare verrà riservata ad un’azione strategica fondamentale che implica un metodo di condivisone a livello di governance di Ateneo.

Il superamento dell’attuale deficit quantitativo e qualitativo dell’organizzazione gestionale e amministrativa è fondamentale per la gestione della programmazione nel medio e lungo periodo. Senza un’adeguata organizzazione centrale e periferica, lo sviluppo di azioni e strategie, sia per le strutture complesse (Dipartimenti, Centri di Ricerca, Direzioni ecc.), sia per i singoli docenti e ricercatori, diventa difficile e faticoso, fino a giungere a rappresentare un disincentivo alla progettualità innovativa e alla gestione del lavoro di funzionamento ordinario. Per la crescita di Unimore è assolutamente necessario attivare processi di qualità e benessere del lavoro di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo, in uno spirito di condivisione e di reale partecipazione alla vita dell’Ateneo. Per ottenere tale risultato occorre impostare un metodo di condivisione del lavoro, in una dimensione sia verticale che orizzontale: per esempio, occorrerà monitorare gli obiettivi e le azioni attraverso incontri periodici tra Rettore, Direttore Generale, dirigenti e delegati del Rettore, così come sarà necessario alimentare negli uffici centrali e nei dipartimenti una logica di condivisione della gestione dei processi decisionali, nel rispetto della programmazione e della sostenibilità. Un aspetto fondamentale, inoltre, sarà quello legato all’alleggerimento burocratico e procedurale, così da liberare tempo ed energie di docenti e personale tecnico-amministrativo.

Un’attenzione particolare sarà data al welfare e alle pari opportunità, avendo di mira due obiettivi: la giustizia sociale e l’appartenenza. Attraverso convenzioni e collaborazioni nei vari settori (assicurativo, finanziario ecc.) nuovi programmi di welfare aumenteranno i benefici, soprattutto per il personale tecnico-amministrativo e le loro famiglie, nell’ambito di scuola, assistenza sanitaria e formazione ai vari livelli. Si tratta di un segno concreto con cui Unimore vorrà testimoniare la propria riconoscenza per l’impegno lavorativo del personale. Riguardo alle pari opportunità, Unimore proseguirà e incrementerà le politiche di parità di genere nelle sue diverse declinazioni, facendo riferimento alle più avanzate frontiere della ricerca sociologica, economica, giuridica e culturale. Come novità importante si segnala l’intenzione di aprire due scuole dell’infanzia di Ateneo (MoReKids), una a Modena e l’altra a Reggio Emilia, gestite da soggetti esterni ma con l’ausilio delle competenze pedagogiche presenti in Ateneo e con l’apporto virtuoso di tirocinanti dei nostri corsi di laurea.

Ferma restando l’attenzione agli Organi di Ateneo (Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico), e nel rispetto delle competenze e dei ruoli, sarà necessario valorizzare il lavoro della Conferenza dei Direttori di Dipartimento.

Si è molto parlato di Unimore come ateneo a rete di sedi o sedi diffuse con numerosi distaccamenti didattici e di ricerca che rappresenta un’unicità nel panorama nazionale e, quindi, con difficile replicabili di m modelli adottati da altri atenei. Premesso che Unimore è un Ateneo su due campus, Modena e Reggio Emilia, di pari dignità e pari impegni per consolidamento, crescita e innovazione, quando si parla di altre sedi si intendono attività su Mantova, Carpi e Mirandola già avviate sulle quali sarà importante creare sempre maggiori opportunità. Non si escludono a priori possibilità di espansione su nuovi territori in una logica a rete di sedi, che in ogni caso necessiterà di essere valutata situazione per situazione in funzione di criteri di sostenibilità di energie, risorse e gestione di Unimore.

Un aspetto trasversale alle diverse attività di Unimore (terza missione, orientamento in entrata e uscita ecc.) è quello della comunicazione che,  a partire da linee programmatiche dettate dalle politiche di Ateneo e dal Rettore, ritengo debba essere gestita professionalmente da una struttura esterna all’Ateneo, con un elevato livello di conoscenza di modalità e processi della comunicazione on line a più livelli, in modo da offrire e trasmettere un’immagine compatta e di alto profilo dell’Ateneo a studentesse, studenti, famiglie, enti pubblici e soggetti privati e vari stakeholder. L’ufficio comunicazione di Unimore, naturale prosecuzione dell’attuale ufficio stampa, avrà un ruolo chiave fornendo i contenuti della comunicazione e coordinandosi con la struttura esterna, una volta recepiti e condivisi dalle strategie ed azioni di Ateneo.

Per ogni aspetto di dettaglio relativo alle strategie, agli obiettivi e alle azioni che saranno descritti nel mio programma elettorale, vi rimando al sito web alessandrocapra.net, e sarò felice di confrontarmi con voi sulle idee e sul programma elettorale.

Contando di convincervi che io possa portare Unimore a vincere le importanti sfide che ci aspettano nel prossimo futuro,

un caro saluto,

Alessandro