Chi sono
Mi chiamo Alessandro Capra, sono ingegnere, docente e ricercatore, ma prima di tutto una persona che crede nel valore della conoscenza condivisa e del lavoro di squadra.
Nato a Bologna nel 1961, mi sono laureato in Ingegneria Mineraria. La mia carriera accademica è iniziata poco dopo, come ricercatore, e oggi sono Professore Ordinario di Topografia e Cartografia presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dove metto ogni giorno la mia esperienza al servizio degli studenti e dei colleghi.
Ho guidato progetti di ricerca nazionali e internazionali, contribuendo alla crescita della mia disciplina. Ma credo fermamente che il sapere debba andare oltre i confini dell’università. Per questo, ho scelto di fare volontariato come ufficiale della Croce Rossa Italiana Corpo Militare e come istruttore subacqueo per la Protezione Civile.
Oggi mi candido a Rettore, per un’università inclusiva, innovativa e aperta al futuro, con impegno, competenza e ascolto.

La gioventù
Fin da ragazzo, ho sempre avuto mille passioni e una curiosità inesauribile. Crescere a Bologna, in una città piena di storia e di fermento culturale, è stato un privilegio che ho cercato di sfruttare fino in fondo. Le mattinate erano dedicate allo studio – prima al liceo classico, dove ho imparato il rigore della logica e la bellezza della parola, poi all’università, dove la passione per la matematica e la fisica mi ha portato a scegliere l’ingegneria.
Ma non c’è stato solo lo studio. C’è stato il tempo passato con gli amici, le discussioni infinite nei bar del centro, i viaggi improvvisati per scoprire angoli nascosti d’Italia e del Mondo. E poi lo sport: il nuoto prima, la subacquea poi, che è diventata non solo una passione ma una vera e propria scuola di vita. Immergersi significa avere metodo, disciplina, ma anche fidarsi degli altri e lavorare in squadra: tutte cose che avrei ritrovato più avanti, nel mio percorso accademico e professionale.
Negli anni del liceo e dell’università ho anche iniziato a guardare con interesse a ciò che accadeva intorno a me, sviluppando un forte senso di responsabilità verso la comunità. Mi piaceva l’idea di poter dare un contributo, di non restare spettatore. Questo spirito mi ha accompagnato per tutta la vita, ed è lo stesso con cui oggi affronto questa nuova sfida.
L’università
Quando stavo studiando non pensavo ad una carriera accademica e di ricerca. Poi fra esperienze in miniera, in prospezione di idrocarburi e tra rocce e frane, ho conosciuto un docente che mi ha entusiasmato. Parlava di ricerche in mare, prospezioni geofisiche, studi di fondali, immersioni scientifiche e mi ha illuminato con l’idea di coniugare la mia passione per il mare con lo studio e la ricerca. Sono partito senza indugi, con entusiasmo, per un lavoro di tesi che mi ha poi permesso di frequentare l’allora Istituto universitario e poi iniziare una carriera all’interno dell’Università. Ho fatto del trasferimento delle conoscenze, continuo travaso tra ricerca e formazione, la mia vita.
All’inizio mi occupavo di Geofisica offshore poi ho virato sulla Topografia e Cartografia ed infine sulla Geomatica, come oggi si chiamano le discipline delle scienze del rilievo e della rappresentazione.
Mi sono sempre considerato un privilegiato: ho fatto un lavoro dove dovevo stare a contatto con i giovani, insegnare a studentesse e studenti, e sono stato pagato per fare ricerca – il massimo di creatività e proiezione nel futuro.
La ricerca scientifica
L’attività di ricerca mi ha permesso di appagare due grandi passioni della mia vita, la curiosità scientifica ed il viaggio. E poi il senso di libertà che mi ha dato il lavoro che ho scelto è impagabile.
Lo studio e la ricerca sono stati una sfida continua a guardare avanti oltre il presente, con lo sguardo rivolto al futuro. Sia che si trattasse di studi teorici, sia di ricerca applicata, ho cercato di innovare a piccoli passi o, con fortuna, a passi più grandi.
Fondamentalmente sono stati due i momenti focali della mia carriera da ricercatore: gli studi in Antartide e la ricerca subacquea. La scoperta del continente bianco ha rappresentato una grande avventura, un’esperienza di vita unica. Misurare i movimenti dei ghiacciai e cartografare estensioni quasi inesplorate del continente antartico ha rappresentato al tempo stesso una seria applicazione scientifica e un’avventura meravigliosa. Coniugare poi passione con ricerca scientifica è stato unico attraverso il rilievo geodetico e fotogrammetrico subacqueo. Prima attraverso studi in acque delimitate e in mare, per affinare la tecnica, e poi come applicazione allo studio dell’accrescimento dei coralli e di elementi biocostruttori, in tempi più recenti.
